Un angolo nascosto del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga

C’è un giorno nel periodo di Carnevale in cui Pozza e Umito, due anonimi paesini alle pendici dell’Appennino umbro-marchigiano, sono invasi da strani individui dagli alti copricapi colorati che sfilano, cantano e ballano sulle note di canzoni popolari.

Tanto per cominciare, Pozza e Umito sono due piccolissime frazioni del comune di Acquasanta Terme, nella provincia marchigiana di Ascoli Piceno. Ormai quasi abbandonati a seguito dello spopolamento delle montagne e del sisma che ha colpito queste zone nel 2016, oggi i due paesini contano poco più di un centinaio di abitanti, un ristorantino ed un paio di agriturismi. In effetti, le due località risultano un po’ fuori mano, incastonate come sono nell’alta valle del Garrafo, in un angolo poco noto dell’Appennino centrale. Ma non bisogna farsi scoraggiare dall’aspetto un po’ dismesso delle case e delle strade: il territorio acquasantiano si trova all’interno del parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga ed è caratterizzato da una grande presenza di gole, grotte e cascate, scenari naturali dalla rara bellezza visitabili con escursioni e percorsi speleologici a tratti anche molto avventurosi. In particolare, da Umito parte il sentiero escursionistico che conduce verso due delle cascate più suggestive della regione, quelle della Prata e della Volpara, che sono raggiungibili partendo dal centro abitato e seguendo un sentiero attraverso boschi di castagni, faggete e ruscelli.

I Carnevali Storici del Piceno

Aldilà di qualche escursionista in cerca di bellezze naturalistiche poco conosciute, però, pochi sono i visitatori che si trovano a passare per Pozza e Umito e, a causa anche della posizione isolata e dell’unica strada non proprio agevole che li collega alla valle, i due borghi restano per la maggior parte dell’anno praticamente deserti.

Ma ogni anno c’è un giorno particolare, nel periodo di Carnevale, in cui d’improvviso i due paesi cambiano faccia e si riempiono inaspettatamente di una folla festosa, rumorosa e multicolore. È il sabato prima del martedì grasso, quando Pozza e Umito celebrano il tradizionale ed ultracentenario Carnevale degli Zanni. La rievocazione è tanto originale ed autentica che dal 2011 è entrata a far parte dei Carnevali Storici del Piceno, insieme a quelli ben più noti di Ascoli, Offida e Castignano. Nella provincia ascolana il Carnevale è difatti una festa tradizionale così sentita che, oggi come una volta, l’intera comunità partecipa attivamente all’animazione delle vie della città, mettendo in scena di cortei con danze e musiche tradizionali, spettacoli all’aperto con costumi tipici e rappresentazioni popolari ispirate a fatti di cronaca e di costume locale.

Contrariamente ai suoi colleghi più illustri, fino a pochi anni fa il Carnevale degli Zanni di Pozza e Umito era poco conosciuto e coinvolgeva solo gli abitanti dei due paesi e di qualche frazione vicina. D’altro canto, è probabilmente proprio a causa dell’isolamento geografico e della scarsa notorietà che questa tradizione si è conservata viva ed immutata per secoli. Pian piano negli ultimi anni la voce su questo particolarissimo evento è circolata ed alcune fotografie degli strani copricapi degli Zanni si sono diffuse anche fuori dal territorio di Acquasanta Terme, tanto che si iniziano a vedere alcuni visitatori curiosi venuti anche da fuori provincia per assistere al corteo… ma sono pochi.

Il Corteo degli Zanni e il Cimitero Partigiano Internazionale

Cos’ha di tanto particolare il Carnevale di Pozza e Umito? In realtà la manifestazione è organizzata in maniera piuttosto classica. Come vuole la tradizione, il sabato prima del martedì grasso un corteo festoso e colorato sfila per le vie e le piazzette del paese, accompagnato da musiche tradizionali intonate dagli organetti. Si parte verso l’ora di pranzo dal piccolissimo centro abitato di Umito e si percorre l’unica strada, di circa 1 km, che arriva fino all’abitato di Pozza. Per coprire questa distanza il corteo impiega ore, considerate tutte le soste lungo il percorso per cantare, ballare e soprattutto gustare cibo e vino offerti dagli abitanti del paese, rigorosamente fatti in casa. Una tappa dell’itinerario, la meno festosa ma sicuramente la più significativa, è quella del Cimitero Partigiano Internazionale, un piccolo camposanto semi-nascosto lungo la strada che collega le due frazioni. Per qualche minuto il corteo degli Zanni si ferma e si raccoglie in silenzio davanti a questo luogo simbolo della Resistenza e della solidarietà di popoli uniti contro il nazi-fascismo. Tra i boschi di castagni di queste zone, infatti, l’11 marzo 1944 avvenne una sanguinosa battaglia tra i partigiani e il battaglione tedesco della Sesta Compagnia Brandenburg, in cui combatterono, oltre a molti abitanti della zona, anche militari inglesi, grecociprioti e soprattutto jugoslavi fuggiti dopo l’armistizio dai campi di prigionia di Servigliano e Colfiorito. Le spoglie dei 26 partigiani caduti oggi riposano qui, come ricordano le lapidi e la grande targa di marmo all’ingresso del cimitero.

Lu Zanne, il diavolo, la guardia, gli sposi… tutte le maschere del Carnevale di Pozza e Umito

Ciò che rende il carnevale di Pozza e Umito davvero unico nel suo genere è la maschera tipica che dà il nome alla festa, cioè lo Zanni (lu Zanne) e il suo strambo abbigliamento. Ad iniziare dal pezzo forte, la cosiddetta coccarda, un alto copricapo a punta sostenuto da una struttura interna conica fatta di canne, ricoperto da striscioline multicolori di leggerissima carta velina che volteggiano continuamente per il vento e ai balli. Le coccarde possono raggiungere anche un metro di altezza e sono così imponenti e vivaci da poter essere scorte anche da molto lontano. Come da tradizione, lo Zanni appende alla cima del capello l’immagine della sua donna ideale, usanza che rimanda alla tradizione secondo cui il carnevale era occasione per ogni scapolo del paese di fare proposte di matrimonio alla ragazza amata, che per accettare doveva appendere due striscioline di carta alla coccarda del prescelto. All’esplosione di colori del copricapo dello Zanni si abbinano maglia e pantaloni bianchi ed uno scialle a fantasia, simile a quello indossato in passato dalle anziane di paese. Non può infine mancare la spada di legno, detta staiola, decorata su entrambi i lati con incisioni e disegni che rappresentano il bene (l’ordine) e il male (il disordine).

Il capo Zanni guida il corteo impartendo i movimenti soffiando nel suo fischietto. Insieme a lui sfilano anche altre maschere tradizionali: in testa al gruppo il diavolo avanza imbracciando il forcone tenuto a bada con una catena dalla guardia (oggi in divisa da carabiniere), seguiti dalla coppia di sposi circondati a loro volta dai suonatori di organetto, che hanno il compito di intonare la colonna sonora… Chiudono la sfilata il gruppo di Zanni, i più visibili e caratteristici grazie alle svolazzanti coccarde colorate.

Ogni tanto il corteo si arresta per cimentarsi nella danza tipica accompagnata dalla musica degli organetti: tenendosi per le staiole gli Zanni creano un cerchio ed iniziano a girare in senso orario e antiorario, cambiando spesso direzione. Al centro del cerchio anche la coppia di sposi balla una sorta di saltarello, in quello che sembra essere un antico rito di fertilità. Le note e la coreografia sono così coinvolgenti che anche il pubblico spesso si unisce allegramente alle danze. Ma non c’è da temere: ogni sforzo fisico è subito ampiamente ricompensato dalle cibarie offerte dagli abitanti di Pozza e Umito, veri e propri banchetti allestiti nelle piazzette per offrire al corteo delizie tipiche della tradizione gastronomica locale: ravioli dolci di castagne (in questa zona dei monti della Laga sono diffusi i castagneti), vino cotto, castagnole fritte… tutto rigorosamente fatto in casa!

Le misteriose origini del Carnevale degli Zanni, tra religione e riti pagani

La curiosità che suscita il Carnevale degli Zanni non è solo dovuta alle maschere pittoresche, ai balli tradizionali e al cibo a chilometro zero… ma anche e soprattutto alle sue origini antiche e un po’ misteriose. Alcuni sostengono che Zanni sia il diminutivo dialettale veneto-lombardo del nome Gianni, una delle figure più famose della commedia dell’arte del XV secolo, che poi nel tempo si tramutò nei più celebri Brighella, Arlecchino e Pulcinella. Questa tradizione nordica sembra essere giunta nelle Marche insieme ai maestri comacini provenienti dalla Lombardia, arrivati sui monti ascolani per lavorare il travertino, di cui il territorio è molto ricco. Questa ipotesi è avvalorata dalle molte similitudini rintracciabili tra la maschera dello Zanni e certe tradizioni antiche che tuttora sopravvivono in alcuni paesi dell’arco alpino.

Un’altra versione fa invece risalire l’origine del carnevale di Pozza e Umito addirittura all’epoca arcaica romana, rintracciando nei balli degli Zanni alcuni elementi riconducibili ai riti propiziatori dei Carmina Arvalia. Si tratta di canti liturgici tradizionali collegati al culto di Dia, la dea della terra, della natura, dei campi e delle messi, intonati dai monaci Arvali mentre danzavano in cerchio allo scopo di rendere il territorio fertile e di liberarlo dagli influssi maligni (attacchi esterni, malattie e pestilenze).

Che abbia radici religiose o pagane, il Carnevale degli Zanni è un prezioso esempio di patrimonio culturale immateriale che sopravvive al passare del tempo e al graduale spopolamento delle terre di montagna. Forse proprio la posizione geografica isolata e le piccole dimensioni dei paesi di Pozza e Umito hanno permesso a questa tradizione popolare di essere tramandata di generazione in generazione per secoli e di rivivere ancora oggi, vivace e coloratissima, grazie alla grande passione degli abitanti della zona.

Fonti:

Ascenzio Santini (2018), Carnevale di Pozza ed Umito. Uno sconosciuto da conoscere.

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