Sassocorvaro, un piccolo borgo medievale arrampicato su un colle che domina la valle del fiume Foglia, nella provincia di Pesaro-Urbino, è stato protagonista durante la Seconda Guerra Mondiale di una storia incredibilmente rocambolesca. Tra il 1940 e il 1945 la Rocca Ubaldinesca che si erge al centro della cittadina è stata teatro di una complessa operazione segreta, grazie alla quale sono stati salvati dalla devastazione della guerra decine di migliaia di capolavori dell’arte mondiale. Una vicenda rimasta nascosta per decenni e tuttora poco conosciuta, ma che per le dinamiche avvincenti e i tanti colpi di scena sembra più vicina alla trama di un film che ad un fatto reale. Ma è tutto vero.

La Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro
Pasquale Rotondi: un moderno Noè

Nel periodo immediatamente precedente all’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, il Governo e il Ministero dell’Educazione Nazionale attivano un piano di emergenza per la protezione dell’immenso patrimonio artistico nazionale, denominato Operazione Salvataggio. Prevenendo il potenziale distruttivo dei bombardamenti e dalle razzie tipiche della guerra, lo Stato italiano dispone di imballare le opere d’arte mobili, come quadri, statue e manoscritti, e di portarle in un luogo sicuro e lontano da importanti obiettivi militari.

Anche per le Marche il problema appare urgente e particolarmente delicato, dal momento che musei, palazzi e chiese della regione sono pieni di tesori di inestimabile valore, tra cui i famosi dipinti di Piero della Francesca, di Raffaello, di Tiziano e di Lorenzo Lotto. L’uomo scelto per questa missione top secret è un giovane studioso di 31 anni da poco nominato Soprintendente alla Galleria Nazionale delle Marche, Pasquale Rotondi (1909-1991), a cui viene assegnato il compito di individuare nel territorio regionale un sito adatto a nascondere e proteggere in assoluta sicurezza il patrimonio artistico delle Marche.

Pasquale Rotondi (credits: premiorotondi.it)
UNA TESTUGGINE DI PIETRE E MATTONI

Come emerge dal suo diario, Rotondi crede fermamente nell’idea che per custodire segretamente un così grande numero di tesori non basti un deposito capiente, nascosto e strutturalmente solido, ma serva un luogo prima di tutto lontano da centri industriali, da nodi ferroviari e da qualsiasi punto di possibile interesse bellico. Per questo motivo scarta subito il Palazzo Ducale di Urbino, in quanto viene a sapere che nel sottosuolo della città sono nascosti dei depositi di munizioni dell’aeronautica. Dopo aver esplorato in lungo e largo il Montefeltro, Rotondi individua un solo edificio in linea con tutti i criteri di sicurezza stabiliti: la Rocca di Sassocorvaro.

Si tratta di un imponente castello risalente al 1475 progettato da Francesco di Giorgio Martini, architetto del Duca di Urbino, per il Conte Ottaviano Ubaldini, signore di Sassocorvaro. Costituita da tre imponenti torrioni a semi-ellisse e una torre più piccola, a ricordare la forma di tartaruga, la Rocca è uno dei più celebri esempi di architettura militare di transizione, anello di congiunzione tra il castello medievale e le fortificazioni moderne. Rotondi ne intuisce la solidità, tanto da descriverla in questi termini nel suo diario: “Capolavoro insigne di architettura… innalzata con un’insolita grandiosità di strutture, in modo da accrescere la naturale inespugnabilità del luogo con la poderosa imponenza e con l’unitaria compattezza delle murature gigantesche”. L’arca dell’arte è stata trovata!

L’OPERAZIONE SALVATAGGIO

Inizia così, il 5 giugno 1940, la fase operativa dell’Operazione Salvataggio. Vengono dapprima realizzati diversi lavori per rendere la Rocca idonea ad accogliere le opere d’arte: una rete elettrica di allarmi, una sirena azionabile a mano, un impianto idrico necessario in caso d’incendio… I primi tesori ad essere trasportati sono le ceramiche custodite al Civico Museo di Pesaro, che giungono a Sassocorvaro in gran segreto, accuratamente imballate e caricate su camion scortati da carabinieri. I cittadini di Sassocorvaro, ignari del contenuto delle casse, aiutano a trasportare il carico all’interno della Rocca. Nei giorni seguenti l’arrivo dei misteriosi bauli si fa regolare ed incessante, permettendo così di mettere in salvo in due settimane ben 347 opere d’arte provenienti dai principali musei delle Marche, tra cui quadri di Piero della Francesca, Perugino, e Tiziano.

La notizia del successo dell’operazione circola al di fuori della regione, tanto da spingere anche gallerie di altre parti d’Italia a richiedere di inviare i propri tesori a Sassocorvaro. Nel giro di pochi mesi arrivano così nel piccolo borgo marchigiano i grandi capolavori dei Musei di Venezia: quadri di artisti di fama mondiale come Canaletto, Veronese, Lorenzo Lotto, Tintoretto e Mantegna e il capolavoro assoluto del Giorgione, La Tempesta. Le opere vengono distribuite in diversi locali della Rocca: le due grandi sale al pianterreno sono occupate dalle casse più ingombranti, mentre il lungo corridoio semicircolare al piano superiore ospita i quadri più piccoli. Le altre stanze continuano invece ad essere utilizzate per le attività già presenti prima della guerra: una scuola media, un circolo comunale, un cinema-teatro (che poi verrà spostato a causa del pericolo provocato dall’infiammabilità delle pellicole), che restano attive per mascherare ulteriormente la funzione strategica del palazzo.

Nel gennaio 1943 altre opere d’arte vengono aggiunte alla lista dei tesori da salvare, ma la Rocca di Sassocorvaro è ormai pienissima e Rotondi si trova obbligato a cercare un altro edificio conforme ai requisiti fissati per l’Operazione Salvataggio. La scelta cade questa volta sul Palazzo dei Principi di Carpegna, superba costruzione seicentesca che, con la sua struttura solidissima e i suoi locali ampi, è ritenuta anch’essa idonea alla funzione di ricovero segreto. Così, vengono trasportati qui altri capolavori ingombranti e di inestimabile valore, tra i quali la Pala d’Oro di San Marco a Venezia, tre dei quadri di Caravaggio custoditi nelle chiese di Roma (La Conversione di San Paolo e La Crocefissione di San Pietro da Santa Maria del Popolo, San Matteo e l’Angelo da San Luigi dei Francesi) e quattro opere di Raffaello Sanzio.

DOPO l’ARMISTIZIO

Il caos generato dall’armistizio dell’8 settembre 1943 pone in grave pericolo anche l’Operazione Salvataggio: molte località del Montefeltro vengono occupate da truppe di nazisti che depredano, uccidono e prendono possesso degli edifici pubblici. A ciò si aggiunge l’azione della Kuntsschutz, un reparto speciale dell’armata tedesca che ha il compito di far razzia dei tesori artistici europei da trasferire nel futuro Furhermuseum di Linz e nella collezione privata del feldmaresciallo Hermann Göring.

Il 20 ottobre del 1943 accade poi l’inevitabile: un reparto delle SS occupa il Palazzo dei Principi di Carpegna. Solo grazie ad un incredibile colpo di fortuna le opere d’arte non vengono scoperte: vedendo le casse accatastate e sospettando un deposito di munizioni, il comandante nazista ne apre una, ma ciò che trova al suo interno appare ai suoi occhi solo come un mucchio di inutili cartacce… erano in realtà i manoscritti del compositore pesarese Gioacchino Rossini. Nel disinteresse dei nazisti Rotondi riesce quindi a trarre in salvo gran parte delle opere, staccando le etichette dai bauli e facendoli passare come proprietà della Chiesa, esibendo una lettera di intercessione firmata dal patriarca di Venezia. In seguito, tra la fine del ’43 e l’inizio dell’anno seguente, i capolavori più ingombranti stipati a Carpegna vengono prelevati e portati in Vaticano, grazie ad un’importante operazione organizzata dalla Santa Sede con l’ausilio di autotreni, scorta armata, permessi e lasciapassare.

Anche Sassocorvaro è in mano ai tedeschi e la Rocca non è più un nascondiglio sicuro, così Rotondi, con l’aiuto del suo fedele autista Augusto Pretelli, carica nel bagagliaio e sui sedili posteriori della sua auto i quadri più piccoli e li nasconde temporaneamente nella sua casa di Urbino: tra questi c’è anche La Tempesta di Giorgione, San Giorgio del Mantegna e quattro Madonne del Bellini. La maggior parte delle opere sono però troppo ingombranti per essere caricate nell’automobile e restano nascoste nella Rocca, murate negli ambienti più resistenti e sicuri, nel disperato tentativo di farle sopravvivere indenni alla fase più critica del conflitto. Poco lontano le SS insediano una delle basi di comando della vicina Linea Gotica, il poderoso sbarramento difensivo realizzato dai tedeschi dal Tirreno all’Adriatico per bloccare la risalita degli Alleati verso nord, che corre a pochi passi da Sassocorvaro lungo gli argini del fiume Foglia. Stretta nel mezzo degli scontri tra le due fazioni avversarie, la Rocca è raggiunta da un colpo di cannone, che fortunatamente si limita a provocare solo una lieve scalfittura, tuttora visibile.

Con la ritirata delle truppe tedesche nell’agosto del 1944 il pericolo è scampato e i tesori sono definitivamente salvi. Dal 30 maggio al 14 settembre 1945 Rotondi fa rimuovere tutte le opere nascoste a Sassocorvaro per restituirle alle rispettive sedi: le chiese e i musei di Urbino, Pesaro, Fano, Ascoli, Fermo, Jesi e Fabriano si ripopolano dei loro capolavori, sopravvissuti indenni alla devastazione della guerra.

Per i successivi quarantanni nessuno parla dell’Operazione Salvataggio. La figura di Pasquale Rotondi, che con la sua azione coraggiosa ed appassionata salvò dalla guerra oltre diecimila opere d’arte, rimane nell’ombra fino al 1984, quando il sindaco di Sassocorvaro viene casualmente a conoscenza della vicenda e decide di mettersi alla ricerca del professore, che ora lavora in Vaticano. Nel 1997 viene poi istituito il Premio Rotondi, che mantiene vivo il ricordo di questa impresa straordinaria premiando ogni anno a Sassocorvaro chi si distingue nell’opera di salvaguardia e protezione del patrimonio artistico mondiale.

 

Fonti:

Silvano Tiberi (2018), Lo scrigno. Pasquale Rotondi e l’Operazione Salvataggio, Ed. Leardini, Macerata Feltria (PU)

I capolavori nascosti sotto il letto. Pasquale Rotondi, l’uomo che salvò la bellezza dai nazisti, Il Ducato, 1 aprile 2014. https://ifg.uniurb.it/static/contenuti-biennio-2012-2014/1944-guerra-marche/index5750.html?p=416

L’arte da Salvare,  tesi di laurea di Ilaria Barina in Storia delle arti e conservazione dei beni artistici, Università Ca’ Foscari di Venezia, a.a. 2014-2015. http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/6975/817316-1172563.pdf?sequence=2

 

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