Per la mitologia greca Afrodite, Venere per quella latina, era la dea della bellezza e dell’amore. Le leggende raccontano che il suo sguardo incantava e ogni suo gesto emanava una nota affascinante e sensuale. Le sue forme sono divenute il canone estetico femminile per eccellenza per pittori e scultori, i poeti ne hanno cantato lo splendore e gli astronomi hanno dato il suo nome al pianeta più luminoso del sistema solare. Eppure tanta bellezza non era sinonimo di perfezione. Secondo il mito, infatti, Venere aveva sette piccoli difetti che rendevano il suo fascino ancora più irresistibile. Innanzitutto il piede ‘alla greca’, cioè con il secondo dito più lungo dell’alluce, poi gli occhi leggermente storti, il famoso ‘strabismo di Venere’, e i due piccoli incavi sul fondo della schiena, le ‘fossette di Venere’, appunto. Poi ancora le linee oblique degli addominali, i capelli biondi con l’attaccatura più scura, il dito medio della mano più lungo del palmo e, per finire, le rughe circolari sul collo.

Afrodite, Pan ed Eros (100 a.C.), Museo Archeologico Nazionale, Atene

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